Ogni volta che compiamo una qualsiasi azione online, come guardare la posta elettronica dallo smartphone, mettere un like su un post LinkedIn o più semplicemente visitare un sito web lasciamo una “digital footprint”. Due parole anglosassoni che in italiano potremmo tradurre come impronta digitale. 

Senza che in effetti ce ne rendiamo conto, infatti, stiamo comunicando e condividendo diverse tipologie di dati che possono essere più o meno sensibili. Così come, inconsciamente o no, possiamo mettere a rischio la nostra reputazione online: dare un like, per esempio, è un’azione che spesso si fa distrattamente, eppure vuol dire mostrarsi d’accordo con quanto è stato scritto, manifestare un consenso.

Questo vale per gli individui, ma vale anche per le organizzazioni

Ecco perché è importante sapere cos’è la digital footprint e come migliorare la propria sostenibilità digitale.

Indice:

Cos’è la digital footprint

Come abbiamo detto, il significato di digital footprint è impronta digitale: in queste due parole si condensano tutte quelle tracce che ognuno di noi lascia quando è online, anche quando crede che non stia facendo nulla di che. 

Basti pensare a quando accettiamo i cookie, scegliamo di navigare su un sito, apriamo un link inviatoci da un amico su whatsapp, utilizziamo un’app: tutte queste azioni lasciano il segno e hanno un impatto sia dal punto di vista strettamente personale che aziendale. Un impatto che può essere negativo ma che può essere utilizzato anche a proprio favore per ricavarne un beneficio dal punto di vista della reputazione, del personal o corporate branding.

Prima di capire come gestire al meglio la digital footprint è bene ricordare che ne esistono due tipi: la digital footprint attiva e la digital footprint passiva. Vediamo in dettaglio le differenze. 

  • Digital footprint attiva

Si parla di digital footprint attiva quando la persona che compie l’azione, per conto proprio o di un’organizzazione, è consapevole di avere condiviso delle informazioni che riguardano sé stesso/a o l’azienda. Per fare qualche esempio: un utente che commenta il post su Facebook di un amico ha lasciato un’impronta digitale in modo attivo. Lo ha fatto di sua volontà e ne è al corrente. Così come un’organizzazione che annuncia tramite i social una notizia che la riguarda sta volutamente lasciando un’impronta digitale per raggiungere i propri clienti e i propri stakeholder.

Si parla di digital footprint attiva anche quando si accede a un sito web con nome utente e password, quando ci si iscrive a una newsletter o quando si chiede di essere avvisati da una notifica se un prodotto torna a essere disponibile su un-ecommerce. Sono solo alcuni esempi che rendono comunque l’idea che si tratta in questo caso di azioni volontarie.

  • Digital footprint passiva

Diverso è il caso della digital footprint passiva: in questo caso i dati vengono raccolti senza che l’utente ne sia consapevole. Basti pensare a quando, navigando su Google, si fa una qualsiasi ricerca: il motore raccoglie informazioni in merito alla località da dove si sta navigando, alle preferenze di navigazione, alle ricerche già fatte in passato ecc… per dare all’utente il risultato possibilmente più adatto a lui. 

Ma questo non riguarda solo i motori di ricerca: gli stessi siti web raccolgono informazioni su quante volte un utente ha visitato la pagina, quanto tempo è rimasto, quali azioni ha effettuato e così via. Lo stesso vale per i social network: avete mai notato che ogni volta che navigate su un sito e successivamente vi collegate a Facebook, questo vi propone una sponsorizzata che ha a che fare con quel sito? Così come se cercate notizie su un determinato argomento, il social ve le riproporrà sotto forma di post sponsorizzati.

Tutti questi sono casi di digital footprint passiva: si lasciano delle impronte senza in effetti saperlo. 

Perché è importante la digital footprint

Digital Footprint

Per tutti gli esempi appena fatti, ma anche per molto altro, è evidente che la digital footprint ha una grande rilevanza: qualsiasi cosa un individuo o un’organizzazione faccia online, ha il potenziale di vivere per sempre.

Cosa significa questo? Che un’impronta digitale può essere determinante per il futuro di un’azienda: basti pensare, in un momento in cui c’è una grande attenzione alle differenze di genere, a cosa potrebbe succedere se si è pubblicato, anche solo qualche anno prima, un post sessista. Lo stesso dicasi se un’organizzazione nella sua comunicazione utilizza immagini che possano essere mal interpretate o che sono state “rubate” dal web senza riconoscere il diritto d’autore. Se questa azienda ha poi tra i suoi valori l’onestà, la trasparenza, l’attenzione alle persone e si propone come una realtà che vuole valorizzare i talenti di tutti, non si può certo permettere “scivoloni” del genere. D’altra parte gli “epic fail” sono sempre dietro l’angolo.

Lo stesso si può dire anche per un individuo che magari negli anni ha pubblicato delle foto in cui era visibilmente su di giri o ha espresso un’opinione razzista in alcuni forum: tali azioni possono ledere la sua reputazione online e costargli per esempio il posto di lavoro o far sì che un HR non lo selezioni per un colloquio. 

I datori di lavoro così come i responsabili del personale possono infatti imbattersi in digital footprint che fanno emergere altri aspetti della persona che hanno assunto e non sono affatto in linea con l’immagine che vuole dare l’azienda.

Per non parlare poi di video diffusi in chat di gruppo su WhatsApp o gruppi chiusi di Facebook: si pensa sempre di essere al riparo da qualsiasi cosa e invece basta poco perché qualcuno della cerchia diffonda tali contenuti all’esterno. 

Capire cosa sia la digital footprint e come gestirla al meglio è quindi importante per la propria reputazione online ma anche per tutelare la propria vita, digitale e non solo. 

Come gestire la digital footprint

Come migliorare dunque la propria digital footprint? Per farlo si possono mettere in pratica alcune azioni. Scopriamo quali sono:

1.Googlarsi

Logo google

Ossia cercare se stessi, con nome e cognome, o la propria organizzazione sui motori di ricerca andando oltre la prima pagina dei risultati. Questo aiuta a capire cosa è rimasto sul web del proprio passaggio, quali informazioni sono alla portata di tutti e quali ci rispecchiano per come siamo adesso. Una volta fatto questo, è essenziale prendere nota di quanto si è osservato e cercare di capire come “cancellare” le tracce scomode, magari contattando il gestore del sito e chiedendo di apportare delle modifiche a quel contenuto.

Se infatti si tratta di un vecchio articolo con informazioni scorrette, lo stesso gestore ha tutto l’interesse a modificarlo: un contenuto ben posizionato ma non più veritiero mina anche la reputazione del sito dove è pubblicato. 

2.Controllare i social media

Social Media

Vanno controllati anche i social media in particolare tutti quelli cui siete iscritti. Nel caso di una persona, è infatti fondamentale verificare i tag ed eliminare quelli che possono essere “sconvenienti” così come cancellare i commenti che potrebbero essere fraintesi. 

Nel caso di un’organizzazione oltre a verificare quanto postato in passato, è importante capire cosa dicono gli altri. L’ideale è quindi utilizzare il motore di ricerca interno dei vari Twitter, Facebook, Instagram, LinkedIn e cercare la propria organizzazione senza hashtag: in questo modo verranno fuori tutti i contenuti in cui si parla di essa. 

Chiedere di cancellarli è difficile, ma si può provare, quello che conta è cercare di dare un riscontro a quanto è stato pubblicato magari commentando e fornendo la propria opinione. Sì, è vero in questo modo si lascia un’ulteriore traccia digitale, ma con un impatto positivo. Fare finta di nulla non è mai la soluzione.

3.Verificare le fonti

Verificare le fonti

Prima di condividere qualsiasi informazione online è inoltre fondamentale verificare la veridicità delle fonti: quello che stiamo postando è reale? Può essere dimostrato? Chi l’ha detto? Questo vale sia per i privati che per le aziende: qualsiasi cosa si pubblica può diventare un boomerang, bisogna quindi essere sicuri del contenuto ed essere pronti a replicare nel caso di commenti negativi. 

4.Utilizzare password sicure

Utilizzare password sicure

Altrettanto importante è usare delle password sicure ed efficaci: evitare quelle con la data di nascita, il nome della madre o dell’azienda in cui si lavora. L’ideale sarebbe non utilizzare la stessa password su più account. Se temete di non ricordarle, sappiate che esistono i servizi di gestione delle password che vi aiutano a memorizzarle. 

5.Puntare sull’autenticazione a due fattori

Puntare sull'autenticazione a due fattori

Anche l’autenticazione a due fattori può essere un modo per migliorare la propria digital footprint e garantirsi di navigare in sicurezza. Si può scegliere un’autenticazione con OTP, ossia One Time Password, che fornisce un codice numerico di 6 cifre che cambia ogni 30 secondi. L’accesso al sito quindi sarà subordinato all’inserimento di questi numeri. Un altro modo sono i token: simili a delle chiavette USB hanno al loro interno Il Secure Element in cui è archiviato un certificato digitale. Una volta inserite le credenziali per accedere a un sito, affinché questo avvenga è necessario inserire il token in una porta USB del computer. 

6.Reimpostare la privacy dei social

Reimpostare la privacy dei social

Quando ci si iscrive a un social network difficilmente si presta attenzione alla privacy e alle informazioni che questo può condividere relativamente al nostro uso. Ecco perché è importante verificare cosa si è accettato quando si è creato il proprio profilo e cambiare le impostazioni. Si può fare in qualsiasi momento ed è fondamentale non solo per la condivisione dei propri dati personali ma anche per indirizzare alcuni social sulle proprie preferenze di visualizzazione dei contenuti.

Conclusioni

Quelle che abbiamo citato sono solo alcune delle azioni che si possono fare per migliorare la propria digital footprint. Controllare continuamente quali tracce si stanno lasciando, quali informazioni si sono condivise e capire come si viene “percepiti” in rete è importante per la reputazione online sia di un’azienda che di un individuo, ma anche per la propria sicurezza. Basti pensare che, stando a quanto emerge dal Rapporto Clusit 2023, lo scorso anno ci sono stati 2489 attacchi informatici gravi a livello mondiale, ben 440 in più rispetto al 2021.

Ecco perché la digital footprint deve essere centrale in qualsiasi strategia digitale e di comunicazione, online e non solo.

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