GHG Protocol: cos’è e come funziona

La rendicontazione non finanziaria, detta anche bilancio di sostenibilità o bilancio ESG, è uno dei temi più caldi per molte delle aziende europee. A novembre dello scorso anno infatti il Parlamento Europeo ha approvato gli obblighi per le grandi aziende a pubblicare regolarmente i dati relativi al loro impatto sociale e ambientale.

Il modo migliore per le imprese di adeguarsi e iniziare a rendicontare è quello di rifarsi agli standard già esistenti, che sono nati proprio per guidare e aiutare le aziende nel rendere conto del proprio impatto ambientale.

Tra gli standard più noti a livello internazionale abbiamo sicuramente quelli del GHG Protocol.

Vediamo di cosa si tratta.

Cos’è il GHG protocol

Il GHG Protocol è stato creato negli anni ’90, quando il WRI (World Resources Institute) e il WBCSD (World Business Council for Sustainable Development) hanno riconosciuto la necessità di uno standard internazionale per la rendicontazione delle emissioni di gas a effetto serra delle aziende. La prima edizione degli standard è stata pubblicata nel 2001 e successivamente aggiornata con nuove linee guida. Il GHG Protocol ha sviluppato strumenti per aiutare le aziende a calcolare le proprie emissioni e misurare i benefici dei progetti di mitigazione del cambiamento climatico.

Attualmente, oltre agli standard, fornisce anche linee guida, strumenti e formazione per aziende e istituzioni per misurare e gestire le emissioni di gas serra.

Gli standard del GHG Protocol

Benché il GHG Protocol come appena visto è largamente utilizzato, in realtà la maggior parte delle persone pensa che si tratti semplicemente di uno standard. Ma, in realtà, all’interno del protocollo possiamo trovare 7 diversi standard.

Di questi, 3 sono pensati per imprese e organizzazioni:

  • Corporate standard. Fornisce un quadro per quantificare e gestire le emissioni di GHG dalle operazioni di un’organizzazione. Il protocollo delle emissioni di gas a effetto serra definisce le categorie di emissioni di gas a effetto serra, i metodi di calcolo, le fonti di dati e le modalità di reporting.
  • Corporate Value Chain (Scope 3) Standard. Consente alle aziende di valutare l’impatto delle emissioni dell’intera catena del valore e di identificare dove concentrare le attività di riduzione.
  • Product Standard. Può essere utilizzato per comprendere le emissioni dell’intero ciclo di vita di un prodotto e concentrare gli sforzi sulle maggiori opportunità di riduzione delle emissioni di gas serra. Questo rappresenta il primo passo verso prodotti più sostenibili.

3 sono stati pensati per città, comunità o Paesi:

  • GHG Protocol for Cities. Nato per aiutare le città a misurare e gestire le loro emissioni, fornisce anche linee guida per sviluppare strategie di riduzione delle emissioni e di adattamento ai cambiamenti climatici.
  • Mitigation Goal Standard. Fornisce linee guida per la definizione di obiettivi di mitigazione del cambiamento climatico a livello nazionale e regionale, oltre ad un approccio standardizzato per valutare e riportare i progressi verso il raggiungimento di tali obiettivi.
  • Policy and Action Standard. Fornisce un approccio standardizzato per stimare l’effetto delle politiche e delle azioni sulle emissioni di gas serra.

Il settimo infine, Project Protocol, è stato pensato per essere utilizzati tanto da imprese e organizzazioni quanto da città e Paesi. È lo strumento di contabilizzazione più completo per quantificare i benefici in termini di riduzione delle emissioni di gas serra dei progetti di mitigazione del cambiamento climatico.

GHG Protocol – Corporate Standard

Quando si parla di GHG Protocol, come anticipato, spesso si pensa ad un solo standard. Questo avviene perché lo standard di riferimento principale, che è anche il primo ad essere nato nel 2001, è proprio quello noto come Corporate Standard, il cui nome completo è GHG Protocol Corporate Accounting and Reporting Standard.

Senza entrare troppo nei dettagli tecnici del protocollo, è anzitutto importante sapere che lo scopo alla base dello standard è quello di fissare dei principi, sui quali la rendicontazione delle emissioni di gas serra dovrebbe basarsi:

  • Rilevanza. La rendicontazione deve riflettere adeguatamente le emissioni di gas serra perché soddisfino le esigenze dei decisori, sia interni sia esterni all’azienda.
  • Completezza. Rendicontare tutte le fonti di emissioni di gas effetto serra. Evidenziare e giustificare eventuali esclusioni.
  • Coerenza. Utilizzare metodologie che consentano confronti significativi nel tempo. Documentare eventuali modifiche a dati e/metodi.
  • Trasparenza Affrontare tutte le questioni seguendo un chiaro schema di analisi. Documentare in modo trasparente le ipotesi e fare riferimenti a dati, metodi di calcolo e fonti.
  • Accuratezza Assicurare che i dati siano stati rendicontati con la massima precisione possibile, riducendo al minimo le incertezze.

La documentazione completa fornisce poi le indicazioni su come rendicontare varie fonti di emissioni di gas serra, come comportarsi nella rendicontazione sulla base del proprio settore e come monitorare nel tempo le emissioni, come rendicontare emissioni e riduzioni e come fissare degli obiettivi.

GHG Protocol: gli scope emissioni

Il termine Scope è indubbiamente quello più conosciuto quando ci si riferisce a GHG Protocol, al punto che ormai ha acquisito una propria autonomia.

Ma che cosa sono gli scope? Il termine compare per la prima volta nel 2001 e divide le emissioni di aziende ed organizzazioni in 3 grandi categorie:

  • Emissioni Scope 1 – emissioni di gas a effetto serra (GHG) che un’azienda produce direttamente. Esempio sono i veicoli a combustione (non quelli elettrici!), altiforni, combustioni di vario tipo.
  • Emissioni Scope 2 – emissioni che l’azienda produce indirettamente. Qui rientra principalmente l’energia elettrica acquistata, che nel suo uso da parte dell’azienda non causa emissioni, ma che ne ha causate durante la produzione.
  • Emissioni Scope 3 – emissioni non associate all’azienda stessa, ma che riguardano la sua catena del valore e di cui quindi l’azienda è indirettamente responsabile. Rientrano qui ad esempio il trasporto delle merci in conto terzi, i viaggi di lavoro, lo smaltimento dei rifiuti e l’uso dei prodotti venduti.
    Nella maggior parte dei casi lo scope 3 è dove si concentrano anche il 70% delle emissioni rendicontate.
scope emissions
fonte: ghgprotocol.org

Gli scope, coprendo tutte le diverse tipologie di emissioni riconducibili all’impresa, hanno il vantaggio di restare al passo anche con le evoluzioni di prodotti, servizi e metodologie di misurazione che emergono in continuazione. Anche la sostenibilità digitale, con il calcolo delle emissioni del sito web, può essere fatta rientrare in questa classificazione.

Oggi il riconoscimento a livello internazionale degli Scope è altissimo: per fare l’esempio più noto, in UK è obbligatorio, per le aziende guotate, rendicontare le emissioni degli scope 1 e 2.

Gli stessi standard GRI, i più usati al mondo da parte le aziende nei bilanci di sostenibilità, indicano nelle proprie linee guide e standard gli scope di emissioni.

Conclusioni

Quali che siano gli standard che si sceglie come riferimento per la rendicontazione, un buon presupposto può essere sicuramente iniziare almeno dai principi del GHG Protocol e dai suoi Scope.

In ottica di rendere la propria azienda più green inoltre, la forte raccomandazione è quella di realizzare un bilancio di sostenibilità al di là degli obblighi fissati dalle normative.