Foto di concerti, reel mentre si è in vacanza, tweet continui durante un evento, album con le foto di famiglia, dirette su qualsiasi argomento: sui social media facciamo veramente di tutto, con l’obiettivo di comunicare a più persone possibili quello che stiamo vivendo.

Ma quanto ognuna delle nostre attività, che sia anche un like o un commento, inquina? è qualcosa cui pensiamo troppo poco eppure anche i social media producono CO2.

Vediamo quanto, in che modo e perché.

Quali sono i social che inquinano

I social media inquinano come peraltro tutto il web inquina. Non è di certo una novità, ma è qualcosa di cui forse non tutti hanno consapevolezza.

Ma come e perché inquinano? Per rispondere a questa domanda, ci affidiamo ai dati elaborati da Bankless Times, medium che si occupa di finanza alternativa, che ha messo insieme alcune ricerche pubblicate all’interno di Statista che appunto fornisce statistiche relative al marketing.

Secondo quanto emerso dal lavoro realizzato da Bankless Times: 1 minuto su TikTok produce 2,63 grammi di CO2e contro l’1,05 di Instagram e lo 0,79 di Facebook. YouTube produce 0,46 grammi.

Facebook vanta il maggior numero di utenti attivi ogni giorno: 1,96 miliardi. L’utente medio trascorre ogni giorno 30,1 minuti sulla piattaforma, producendo quindi un totale di 46.797 tonnellate di CO2e al giorno.

Anche se TikTok ha meno della metà degli utenti, questi trascorrono ogni giorno il 50% in più sulla piattaforma rispetto a quelli di Facebook ed emettono 3 volte di più per ogni minuto che la utilizzano. Di conseguenza, si può stimare che la piattaforma produca 40.151 tonnellate di CO2e al giorno. Sia Facebook che TikTok producono, dunque, ogni anno abbastanza CO2e da ​​far volare l’intera popolazione di Londra a New York e ritorno.

Questi dati devono sicuramente portare a due tipi di riflessioni, uno riguarda la popolarità di un social e l’altro la generazione che lo usa.

Nel primo caso, la popolarità sicuramente influisce sulla quantità di CO2e che viene emessa perché, sebbene TikTok sia molto più inquinante, non è ancora diffuso al pari di Facebook. 

L’altra considerazione riguarda indubbiamente l’aspetto generazionale: TikTok è un social molto usato dalla generazione Z che, solo da qualche tempo, si sta diffondendo anche tra le altre generazioni. E la generazione Z è quella che indubbiamente trascorre più tempo con il proprio smartphone visto che è nata con esso e, come rivela l’Ansa, facendo riferimento a una ricerca condotta da Motorola, il 57,3% dei ragazzi tra i 21 e i 30 anni fa stories su Instagram, oltre a postare, nel 53% dei casi, selfie

Cosa possiamo fare per evitare l’inquinamento da social?

Le risposte possono essere diverse e possiamo raccoglierle intorno a 3 grandi direttrici: formazione, consapevolezza, condivisione di buone pratiche.

Puntare sulla formazione da parte di scuole, enti locali e aziende

Per quel che riguarda la formazione, informare su quello che l’uso dei social media comporta dovrebbe essere una strada da intraprendere sicuramente da parte delle scuole, il cui compito è appunto quello di educare i più giovani. Organizzare dei corsi in modo giocoso destinati ai più piccoli potrebbe essere un modo coinvolgente per far capire come possono contribuire a evitare tutto ciò. Lo stesso dovrebbe essere fatto con preadolescendi e adolescenti magari in maniera diversa e puntando sul fatto che chi, oggi, ha tra i 12 e i 18 anni è molto sensibile alle tematiche ambientali.

Ma non solo: anche gli enti locali potrebbero organizzare degli incontri gratuiti per sensibilizzare sul tema e, durante le varie manifestazioni, invitare i presenti a non fare dirette dell’evento, foto in continuazione e semplicemente a goderselo dicendo che sarà poi l’Ente a condividere tutti i materiali sul sito, su una pagina social o sul cloud.

Un altro ruolo importante è quello delle aziende che, per dipendenti e collaboratori, possono organizzare corsi, ma anche attività di gruppo che aiutino a far capire quanto i social consumano.

Condivisione di buone pratiche grazie agli influencer

Abituati come siamo a condividere qualsiasi cosa, sarebbe bene che una parte di questi contenuti riguardasse proprio l’inquinamento da social media.

Influcencer e microinfluencer potrebbe far capire ai propri follower come postare nel modo giusto ed essere loro stessi da esempio. Se è vero che l’algoritmo “impone” una continua presenza su un social sennò si rischia di essere penalizzati, un influencer che vuole dare il proprio contributo nel ridurre l’inquinamento da social potrebbe far capire, per esempio, di avere scelto di fare un contenuto solo testo + immagine anziché un reel proprio per rispetto dell’ambiente. Così come potrebbe dichiarare, prima di una diretta, la volontà di farla durare metà del tempo perché è inquinante. Sono solo degli esempi, ma atteggiamenti simili potrebbero indubbiamente far riflettere su quanto “ci costa” quello che facciamo ogni giorno sui social. 

Negli ultimi anni, sono emerse delle figure online conosciute come “influencer green“, ossia individui con un seguito sui social media che si occupano di tematiche legate alla sostenibilità.

Diffondere consapevolezza sull’uso dei dispositivi

Per quel che riguarda la consapevolezza è importante diffondere delle buone pratiche relative all’uso degli smartphone e in generale di tutti i dispositivi. E in questo un grande contributo, oltre che dagli attori citati prima, può venire anche dai media. Far capire che cambiare continuamente telefonino, pc o tablet, inseguendo delle mode, vuol dire contribuire a popolare l’ambiente di tonnellate di rifiuti elettronici che, stando ai dati diffusi dal Global E-Waste Monitor, possono contarsi in 50 milioni di tonnellate ogni anno. In Italia nel 2021 ne abbiamo prodotte 385 mila

Anche prestare attenzione ai device vuol dire aiutare a ridurre l’inquinamento da social. 


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